27 luglio 2017

Come star bene in classe

Giochi per creare gruppo

Gli articoli di questo caldo mese di luglio sono stati dedicati tutti a riflettere sui motivi e sui  modi con cui si può affrontare il tema dell’immigrazione, e non solo, con i bambini.

Parlare di immigrati e di bambini immigrati con i nostri figli o con i nostri alunni, secondo me, è importante perché l’immigrazione fa parte della realtà che, come genitori e come insegnanti, viviamo tutti i giorni. I nostri figli e i nostri alunni hanno come compagni di scuola e come amici bambini che spesso provengono da altri Paesi. La classe è un luogo in cui, ormai pressoché ogni giorno, ci si trova in contatto con culture diverse dalla propria, con lingue sconosciute, con modi di pensare e, a volte, problemi molto diversi da quelli cui siamo abituati a rapportarci. Affinché la diversità di ciascuno di noi sia ricchezza per l’altro occorre lavorare ogni giorno perché questo accada e metta radici. Rapportarsi a un compagno “diverso” vuol dire conoscere. Vuol dire crescere.

Dobbiamo imparare, infatti, a guardare il mondo con un paio di occhiali nuovi, quelli dell’interculturalità. Il mondo viaggia verso una nuova dimensione, verso nuovi orizzonti. Un click e siamo dall’altra parte della terra, un altro click e parliamo con un amico in Niger o in India o in California. I nostri figli ascoltano la musica dei neri d’America, tifano per giocatori provenienti da tutte le parti del globo, si fidanzano con ragazze arrivate da lontano. Nascondere la testa sotto la sabbia non servirebbe a nulla, prima o poi ci troveremo  fare i conti con il diverso e con il «diverso da noi». Allora, perché non imparare ad ascoltarlo e a conoscerlo? Perché non cercare di percorrere dei tratti di strada calzando i mocassini di un altro? 

– Alessandra Tetè* –

Tutto questo si impara (anche) in classe. Dove si vivono molte ore, ogni giorno. Dove si può imparare a star bene. Insieme. Con se stessi e con gli altri. La scuola e tutte le esperienze che essa propone sono opportunità di crescita e di arricchimento importantissime per la coesione sociale. È per questo motivo che l’articolo di oggi (e quelli di settembre) saranno dedicati proprio all’argomento dello star bene e dell’accoglienza. A mio parere, solo infatti nello star bene e nella reciproca accoglienza vi può essere una vera integrazione. Che nasce da e coinvolge emozioni, pensieri, azioni.

Nel fare ricerca per l’articolo che stai leggendo e per altri che verranno, mi sono imbattuta in due libri che mi hanno incuriosito molto. Te li propongo (e ti invito a leggerli o consultarli se l’argomento ti interessa):

  1. *Alessandra Tetè, Laboratorio attività interculturali, Erickson, 2011
  2. Sigrid Loos – Rita Vittori, Gruppo gruppo delle mie brame, Edizioni Gruppo Abele, 2011.

Da questi libri, sui quali mi piacerebbe soffermarmi e parlartene, ho deciso di prendere i giochi per la classe che ti propongo di seguito. Ho pensato che, nella pratica quotidiana di classe, occorrono degli esempi concreti di come si possa star bene a scuola insieme. Attraverso questi giochi, lo star bene a scuola insieme può essere:

  • provato, a livello di emozioni
  • sperimentato, a livello di esperienza concreta
  • veicolato, a livello di pensieri e conoscenze

Specifico che i giochi che ti propongo non sono di mia invenzione. Io, nelle proposte che i due libri fanno, li ho scelti ai fini di questo articolo perché sono attività che servono per creare gruppo.

Il passaggio dallo stare “in” gruppo al “sentirsi gruppo” parte certamente dalla conoscenza reciproca che tesse tutte le relazioni di simpatia e antipatia, ma non è automatico. Lavorando sulla conoscenza di sé e degli altri, poco per volta gli allievi percepiscono il gruppo come luogo ove ci si sente curati e, quando si vede qualcuno in difficoltà, viene spontaneo prendersene cura. E’ come dire: le cure che si ricevono vengono restituite, perché nel gruppo si avverte l’importanza di ciascuno.

– da S. Loos e R. Vittori

Per approfondire l’argomento, ti rimando ai due libri citati, dalla trattazione molto più completa ed esaustiva rispetto a questo articolo. Sono inoltre consapevole che le attività che ti propongo, ora o in futuro, non possono esaurire l’argomento di cui si tratta (non ho certo questa pretesa!). So, però, che dare il proprio contributo – seppure piccolo o modesto – è comunque un aiuto significativo e che ha un valore maggiore rispetto al non fare nulla.

Detto questo, buona lettura … e buon divertimento!

1) Gioco Uniti si è più forti – di A. Tetè in Laboratorio attività interculturali

Finalità del gioco: valorizzazione delle interdipendenze positive, coordinamento dell’azione con l’altro, rispetto dei tempi altrui, contatto fisico.

Preparazione:

  1. Dividi i bambini formando delle coppie.
  2. Ciascuna coppia è unita attraverso una fascia di stoffa, la gamba destra di un bambino con la sinistra dell’altro.
  3. Definisci una linea di partenza e un percorso, inizialmente lineare, successivamente più articolato, che i bambini dovranno percorrere restando legati.

Attività:

  • Al “via!”, i bambini accoppiati percorreranno il tragitto stabilito, cercando di restare uniti.
  • Ogni volta che uno dei due componenti agisce in modo tale da provocare lo scioglimento della fascia o non asseconda i tempi del compagno, trascinandolo, si dovrà tornare al punto di partenza e ricominciare.
  • Arrivati in fondo al percorso, sarà necessario girarsi ed effettuare il tragitto al contrario, cosa importantissima, perché l’azione del girarsi quando si è legati richiede una grande capacità di coordinamento e quindi di cooperazione.
  • Vince la coppia che, rispettando tutte le regole, impiega il minor tempo nell’eseguire il percorso nelle due direzioni.

 

2) Gioco Il gatto Sgnap e i topini solidali – di S.Loos e R. Vittori in Gruppo gruppo delle mie brame

Finalità del gioco: cooperazione, attenzione, capacità strategica, aiuto reciproco.

Attività:

  • Viene scelto un gatto che gira alla ricerca di un topo da mangiare. I topi possono salvarsi dal gatto Sgnap affamato solo riunendosi in gruppetti di 4 che si tengono per mano, e devono contare fino a 10, dopodiché devono lasciare le mani anche se il gatto è ancora vicino. Chi viene toccato dal gatto cambia ruolo e diventa gatto, mentre il gatto si unisce ai topi.
  • Variante: I topi possono salvarsi solo mettendosi a coppie schiena contro schiena. Oppure formando un triangolo a tre. L’insegnante può inventare altre indicazioni di salvataggio.

 

Suggerimenti per la discussione: era più facile giocare come gatto o giocare come topo? Preferivi essere preso o salvarti? Cosa pensavi se gli altri compagni non venivano salvati?

 

3) Gioco Proteggere il debole – di – di S.Loos e R. Vittori in Gruppo gruppo delle mie brame

Finalità del gioco: cooperazione, attenzione, strategia, astuzia, capacità di proteggere il più debole.

Attività:

  • Un giocatore esce e assume il ruolo dell’aggressore (lupo). Gli altri giocatori, in sua assenza, scelgono una persona che rappresenta la pecorella più debole del gregge. Quando il lupo rientra, tutti si muovono in modo da proteggere la pecorella debole senza però rivelarlo al lupo. Questi deve cercare di individuare e acchiappare la pecorella debole. Se tocca la pecora sbagliata non succede niente. Quando l’ha trovata, la pecorella esce come lupo e si sceglie un’altra pecorella da proteggere.
  • Varianti: 1) Il  lupo sa fin dall’inizio chi è la pecorella debole e deve cercare di acchiapparla mentre il gruppo la protegge; 2) a bambini che hanno di per sé difficoltà a immedesimarsi nel ruolo del protettore, l’insegnante può assegnare il ruolo specifico del guardiano più vicino alla pecorella debole.

 

Osservazioni: Il gioco permette di osservare

  1. chi tende di più a diventare pecorella debole e chi invece rifiuta tale ruolo;
  2. chi fa difficoltà a giocare il ruolo del lupo;
  3. quali bambini sono più attivi nel difendere la pecorella debole e quali rimangono più passivi.

 

Suggerimenti per la discussione: Qual è il ruolo che ti è piaciuto di più e perchè? Cosa provava la pecorella debole quando veniva rincorsa? Come percepiva il gruppo?

 

Spero che queste indicazioni possano esserti utili per promuovere in classe giochi di cooperazione e attività di gruppo. Se vuoi, puoi scrivere qui sotto il tuo commento. Grazie!

 

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