28 settembre 2017

Come formare gruppi in classe

Giochi divertenti per suddividersi in gruppi

Durante le attività didattiche, si presenta spesso la necessità di dividere la classe in gruppi. Il lavorare in gruppo è sicuramente una competenza che si acquisisce nel tempo esercitandola, ma è anche una capacità che si può sviluppare con attività finalizzate. La vita di classe può fare molto per dare una dimensione cooperativa al fare gruppo, argomento molto complesso se si pensa che si può essere gruppo, ma che occorre anche sentirsi gruppo per poter vivere e lavorare bene insieme.

Un libro molto utile che approfondisce questo tema è quello che ho già citato nel mio articolo sui giochi per stare bene in classeGruppo gruppo delle mie brame di Sigrid Loos e Rita Vittori. Da questo libro derivano le suggestioni educative che riporto qui di seguito a proposito del formare gruppi a scuola.

Solitamente quando occorre dividere la classe in gruppi o un gruppo in sottogruppi, i criteri che si possono scegliere sono due:

  1. l’eterogeneità dei livelli di apprendimento,
  2. l’omogeneità degli stessi.

Entrambi i criteri possono essere efficaci, così come presentare limiti evidenti. Ciò dipende da quanto i due criteri riescono ad essere funzionali alle attività proposte. Far interagire, nel primo caso, livelli di apprendimento diversi se, da un lato, può consentire a tutti gli alunni di provare soddisfazione per il lavoro svolto in quanto gruppo appunto; dall’altro, si corre il rischio, invece, che ci sia chi preferisca non confrontarsi con i livelli più alti dei compagni e si allontani dall’attività proposta o se ne tenga ai margini.

Scegliendo il criterio dell’omogeneità, invece, gli alunni si troveranno a lavorare in gruppo più o meno con le stesse risorse e sarà compito dell’insegnante sorvegliare le varie fasi di lavoro fornendo spunti dove necessario e offrendo stimoli nuovi se in impasse. Questa modalità di lavoro permetterà agli alunni di raggiungere un risultato finale gratificante, aumentando la percezione positiva di sé e l’impegno nelle attività. Non sempre tuttavia il contesto classe, magari anche temporaneamente, permette di applicare questo criterio per formare gruppi.

I criteri più adatti saranno pertanto stabiliti dall’insegnante, che potrà scegliere

  • l’eterogeneità
  • l’omogeneità

ma anche sulla base

  • della casualità
  • della preferenza manifestata dagli alunni

Si tenga conto che questi, spontaneamente, tendono a scegliere i compagni con cui hanno una maggiore affinità o dei quali vorrebbero diventare amici e, così facendo, possono escludere qualcuno a vantaggio di qualcun altro. 

Cosa fare allora? Qual è il criterio da adottare? Le autrici del libro ritengono che:

Se da una parte non dobbiamo difendere gli allievi dalla frustrazione e dalla consapevolezza anche delle proprie responsabilità, dall’altra dobbiamo costruire contesti dove essi possano avere sempre nuove occasioni di incontro con tutti i compagni. Solo così riusciranno a fare esperienza delle molte sfaccettature della personalità di un compagno, mantenendo viva la capacità empatica o la flessibilità del giudizio.

Attuando ciò con una certa frequenza e facendone un’abitudine di lavoro, il risultato sarà importante:

La ricchezza del far provare continui rimescolamenti nei continui sottogruppi sta nell’insegnare che si può lavorare con tutti, anche con quei compagni con cui non scatta una immediata simpatia.

Certamente un traguardo non da poco!

Qui di seguito sono descritti tre giochi che le autrici propongono qualora si scelga il criterio della casualità, criterio che può essere molto divertente, che non è soggetto alle scelte pensate dell’insegnante e che – in certe situazioni – può liberare lo stesso dall’impegno della scelta.

1. La fattoria

“L’insegnante prepara un numero di biglietti pari al numero degli allievi, disegnerà dei gruppi di animali pari al numero di gruppi in cui vuol dividere la classe (ad esempio se vuole ottenere 5 gruppi può disegnare gatti, pecore, asini, mucche, cani). Li piegherà e li metterà in un contenitore. Ciascun allievo pescherà l’animale e comincerà a fare il suo verso, cercando di trovare i suoi simili. Così si formeranno i sottogruppi.”

Le varianti del gioco consistono nel poter scrivere i nomi degli animali (se i bambini sanno già leggere) o nel mimarli, anziché riprodurne il verso. Data la richiesta di base, il gioco è piuttosto rumoroso. Se si chiede ai bambini di sussurrare il verso degli animali, si può aiutarli a imparare a modulare il tono della voce in base ai momenti delle attività (gioco o lavoro).

2. La matassa di fili

“Gli allievi si mettono in cerchio e l’insegnante in mezzo con in mano un numero di fili pari alla metà della classe. Ciascuno prende un capo di filo e deve capire chi ha l’altro capo dello stesso filo.”

La variante prevede di utilizzare delle bacchette di legno o dei nastri al posto dei fili. Oppure di intrecciare i fili di lana e cooperare per cercare di sbrogliarli per tornare ai fili iniziali. Attività consigliata partire dagli 8 anni.

3. Parole in libertà

“L’insegnante scrive diversi nomi divisi in sillabe. Il numero di sillabe corrisponde al numero di membri dei sottogruppi e il numero di parole al numero dei sottogruppi. Le parole vengono tagliate neln umero di sillabe, piegate e messe in un recipiente. Ciascun allievo pesca un biglietto e poi deve cercare di ricomporre la parola intera. Il frammento di parola può essere ripetuto ad alta voce ripetutamente fino a trovare gli altri frammenti amici. Il gruppetto è al completo quando viene formata la parola intera.”

La variante con i ragazzi più grandi prevede di utilizzare frasi intere o poesie conosciute anziché singole parole.

Concludendo…

Ci si può chiedere: tutto questo dietro alla divisione in sottogruppi? Sì, molte volte sottovalutiamo ciò che accade dietro la facciata di ciascuno, ma basta poco per mantenere fluida la situazione relazionale della classe.

Come a dire … Ricordiamocelo: a volte basta poco. E ne vale la pena.

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