7 giugno 2018

Insegnare con la letteratura fiabesca

Introduzione teorica e applicazione pratica

Come ti avevo anticipato nella newsletter, quello di oggi è il primo dei tre libri che ti propongo questo mese nella sezione Sul comodino.

Oggi parliamo di fiabe.

Insegnare con la letteratura fiabesca di R. T. Bruno è un libro che mi è piaciuto moltissimo leggere.

Non solo perché è un libro di spessore, che aiuta a riflettere sul valore pedagogico di elementi quali il desiderio, la lentezza e l’imprevisto, ma anche perché restituisce alle fiabe quell’importanza che la «percezione comune distorta» di considerare la letteratura fiabesca “cosa per bambini” ogni tanto le toglie.

È una percezione comune distorta che le fiabe siano storielle consolatorie e divertenti “per piccoli”. Al contrario, la fiaba letteraria è molto articolata e richiede la comprensione di vari livelli di significato (la storia, i luoghi, i caratteri dei personaggi, i riferimenti valoriali, le metafore). È letteratura per adulti che, per bizzarre corrispondenze dell’anima, piace anche ai bambini.

Il saggio di Rosa Tiziana Bruno inizia con il definire la fiaba «uno strumento, una pratica didattica» e spiega le ragioni per cui utilizzare la fiaba a scuola.

Parla dei vantaggi che si possono ottenere (dallo sviluppo cognitivo a quello dell’immaginazione a quello etico), ma anche di cura, di meraviglia, di amore per la conoscenza.

Tutti elementi che il docente può utilizzare a beneficio del complesso rapporto tra insegnamento e apprendimento. Purché lo faccia con «una spiccata capacità di attenzione all’interiorità del bambino».

L’uso della fiaba in classe richiede necessariamente metodo, perché la pratica della narrazione rischia di produrre una banalizzazione dei contenuti, se non utilizzata correttamente. Inoltre il metodo assume rilevanza non solo perché da esso dipende l’esito educativo, ma anche perché può facilitare e allegerire il lavoro dell’insegnante nello svolgimento del suo delicato compito quotidiano.

Potrebbe sembrare, quest’ultima, una questione di poca importanza, tuttavia la serenità del docente è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi formativi. Se un insegnante possiede gli strumenti giusti per lavorare con i suoi alunni, svolgerà la sua attività professionale con minore fatica e maggiore disinvoltura. Questo andrà a vantaggio della qualità scolastica, in tutti i sensi.

Nel secondo capitolo, “Insegnare con la fiaba: la lettura”, l’autrice parla di come leggere in classe.

Affronta il tema della lettura creativa della fiaba e del valore delle parole. Scrive di quanto siano importanti voce e gestualità e di come la lettura ad alta voce sia «un’autentica ospitalità». [bellissimo! n.d.r.]

Conclude il capitolo il riferimento di come si passi dalla lettura alla scrittura e del perché, all’interno di questa, un posto speciale sia riservato all’autobiografia.

In classe, la capacità di ascoltare gli insegnanti è fondamentale: solo comprendendo i bisogni dei bambini e delle loro famiglie è possibile una reale trasmissione di contenuti educativi.

Un approccio utile in tal senso è l’autobiografia. (…)

Utilizzata a scuola, aiuta i ragazzi a riflettere sulla loro storia e a costruirsi un’identità.

La trattazione prosegue, nel terzo capitolo “Insegnare con la fiaba: il curricolo e le discipline”, riflettendo su come si può insegnare con la fiaba e suggerisce un triplice percorso:

  • umanistico
  • scientifico
  • artistico

Per ognuno di questi, espone in che cosa consiste il contributo della letteratura fiabesca e dà preziosi suggerimenti didattici. È nell’ambito della disciplina della musica che, inoltre, si fa riferimento ad un altro genere di fiaba: la fiaba musicale.

Grazie al suo aspetto interdisciplinare la fiaba coinvolge e amplifica i contenuti delle educazioni: interculturale, emotiva e relazionale, alimentare e ambientale.

In “Insegnare con la fiaba: bisogni educativi speciali”, la fiaba, inoltre, «amata da tutti i bambini, anche da quelli che presentano gravi problematiche»

(…) ci parla di contenuti universali e utilizza simboli, immagini condensate e ricche che sono stimoli fondamentali per lo sviluppo della mente. In questo senso, la dimensione universale rende la fiaba adatta anche a chi non ha raggiunto un livello di sviluppo verbale, astratto. Ma non solo. Essendo la fiaba un potente attivatore emotivo, sarà in grado di favorire lo sviluppo dei successivi livelli di maturazione nel bambino.

La fiaba come strumento di inclusione, quindi, come riporta il titolo di uno dei paragrafi.

Il quinto capitolo è dedicato all’indagine del rapporto tra “Bullismo e fiaba”.

L’autrice si chiede da dove nasca l’incapacità di accettare le differenze che è alla base di tanti atteggiamenti oppositivi.

Prima ancora che dall’ignoranza e da schemi culturali, l’intolleranza trae origine da operazioni mentali e affettive che sono spesso trascurate dall’azione educativa, in famiglia come a scuola.

Cosa può fare la scuola? E, quindi, i docenti? E, nella fattispecie, cosa si può fare con le fiabe?

Il fulcro di un progetto contro il bullismo risiede nell’ascolto delle emozioni e delle storie dei ragazzi. Ecco, quindi, che la letteratura fiabesca può risultare uno strumento prezioso perché possiede la specificità di coinvolgere il bambino emotivamente e sentimentalmente. Le fiabe sono piene di bulli e tutti noi li abbiamo ancora impressi nella memoria perché hanno animato i nostri incubi: Cenerentola vessata dalle sorellastre, Pinocchio sopraffatto da Mangiafuoco, Cappuccetto Rosso braccata dal lupo, Biancaneve osteggiata dalla matrigna. Impossibile dimenticare tutti quei terribili soprusi.

Chiude questo saggio un lungo capitolo sui “Laboratori interdisciplinari”, ricco di indicazioni molto chiare e di altrettanti spunti di riflessione e ampliamento.

Ci sono  – a titolo di esempio – il laboratorio sul bullismo, per cui sono consigliate letture come Il ginepro (Grimm) o La figlia dell’orco (L. Capuana); oppure quello sull’inclusione che verte sulle letture di La piccola fiammiferaia di H. C. Andersen e I musicanti di Brema (Grimm) e su attività di laboratorio che «servono a sperimentare il silenzio come forma di comunicazione e il potere della scrittura come strumento di rivelazione di sé, attraverso la trasmissione di sensazioni ed emozioni» , ma che propongono anche la preparazione dei «biscotti della personalità», come attività volta a sviluppare atteggiamenti di collaborazione e di conoscenza reciproca.

Come spero di essere riuscita a trasmettere, il saggio di Rosa Tiziana Bruno è un’esposizione completa, profonda e appassionata sulla letteratura fiabesca, un libro che non mancherà di accompagnarti alla ri-scoperta della bellezza che le fiabe – quelle classiche, ma non solo – sanno generare in chi le legge e in chi le ascolta, rendendo sempre attuale l’antico gesto di condividerle.

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