21 dicembre 2017

Auguri di Buon Natale

Ciao e bentornata sul mio blog.

Questo è l’ultimo post dell’anno 2017, un anno molto impegnativo e ricchissimo di stimoli e di novità che hanno portato – tra le altre cose – anche all’apertura di questo sito. Ti invito a seguirmi anche nel 2018 (il primo articolo di gennaio sarà nella rubrica degli Speciali e sarà pubblicato l’11 gennaio) e, se vuoi rimanere aggiornata, a iscriverti alla mia newsletter (trovi il form qui sotto, in fondo alla pagina).

Mancano pochi giorni a Natale e io ho pensato – come augurio speciale – di lasciarti alle bellissime parole di In nome della madre di Erri De Luca.

Conosci questo libro? È il racconto della nascita di Gesù fatto dalla voce di sua madre che “narra la gravidanza avventurosa, la fede del suo uomo, il viaggio e la perfetta schiusa del suo grembo”.

Se non l’hai ancora letto, te lo consiglio vivamente: io trovo che sia di una delicatezza e di un’intimità profonde, non solo da leggere, ma da assaporare con l’amore per le parole che ci avvicinano ad una storia che “resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille”.

Scritto questo, ti auguro di cuore Buon Natale … e buona lettura!

Fuori c’è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui iscrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà l’appartenenza a un popolo. Fuori c’è odore di vino. Fuori c’è l’accampamento degli uomini. Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo gino all’alba. Poi entreranno e tu non sarai più mio.

Ma finché dura la notte, finché la luce di una stella vagante è a picco su di noi, noi siamo i soli al mondo. Possiamo fare a meno di loro, anche di tuo padre Iosef che è il migliore degli uomini. Pensa: noi usciamo di qui all’alba del giorno e fuori non esiste più nessuno, né città, né esseri umani. Pensa: noi siamo i soli al mondo. Che felicità sarebbe, nessun obbligo all’infuori di vivere. Finché dura la notte è così.

(…) Signore del mondo, benedetto, ascolta la preghiera della tua serva che adesso è una madre. Quando nasce un bambino la famiglia si augura che diventi qualcuno, intelligente, si distingua dagli altri. Fa’ che non sia così. Fa’ che questo brivido salito sulla mia schiena, questo freddo venuto dal futuro sia lontano da lui. Lo chiamo Ieshu come vuoi tu, ma non lo reclamare per qualche tua missione. Fa’ che sia un cucciolo qualunque, anche un poco stupido, svogliato, senza studio, un figlio che si mette a bottega da suo padre, impara il mestiere, lo prosegue.

(…) Ieshu apre gli occhi nel palmo di mano che gli regge la testa. Smette di succhiare, le sue pupille accolgono l’argento della luce notturna. Sono presa tra voi due. È così per ogni madre o questa notte è l’unica al mondo? Con te imparo il dubbio di essere una qualunque, presa a caso, oppure la più segreta. Certezza è che mi ascolti.

 

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