Ciao e benvenuta nel mio sito.

Sono contenta che tu abbia deciso di cliccare su questa pagina per conoscermi meglio.

Mi presento.

Mi chiamo Michela e mi occupo di pedagogia e di creatività. Nello specifico, sono una pedagogista* e un’insegnante e, come libera professionista, ho scelto di supportare chi insegna attraverso due “strumenti” (che sono per me anche due modi di vivere) che amo tantissimo: la passione per i libri e la creatività.

È proprio attorno a questi due elementi – che a volte si tengono per mano, altre volte giocano a rincorrersi e altre ancora si intrecciano fondendosi – che ruotano gli argomenti di cui tratto, la vita di questo blog e i servizi che ti offro.

Lo faccio perché credo che ci siano piccole cose (come una lettura stimolante o un’attività coinvolgente) che ci aiutano a vivere meglio la vita di classe e quella di tutti i giorni e perché penso che avere uno sguardo amico che ci affianchi nei momenti di incertezza o nel bisogno di leggerezza possa essere un aiuto prezioso.

 

Lavoro con te, che sei insegnante di scuola primaria e sei alla ricerca di qualcosa di nuovo (o forse di rinnovato) da proporre in classe ai tuoi alunni, che vuoi stimolarli ad esprimere la propria fantasia in libertà, che vorresti guidarli al piacere di scoprire aspetti della realtà attraverso riflessioni nate da letture scelte per loro, e sai che occorre tempo.

E poi ci sei tu.

Lavoro con te, che fai l’insegnante e che vorresti avere più tempo per te stessa, ma spesso ti metti dopo gli altri; che desidereresti del tempo per leggere un buon libro e parlarne con qualcuno che ti capisca; che a volte vorresti creare qualcosa con le tue mani o nutrire la tua creatività senza impegnarti in un ennesimo progetto che devi.

E poi ci sono io. Che posso aspettarti tanto accanto a una pila storta di libri quanto con le mani colorate di tempera, pronta a cominciare.

Così, semplicemente.

Forse è arrivato il momento di concedertelo quel tempo, non credi?

Scopri come possiamo lavorare insieme.

 

Michela

 

* Professione esercitata ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n.4 – Socia dell’associazione di categoria Coordinamento Nazionale Pedagogisti e Educatori (Co.N.P.Ed.) con tessera n. PLO99

(aggiornamento: 27 maggio 2021)
8 Settembre 2021

Tempo per sé: scrivere poesie all’ombra di un ciliegio

CaviardageParco

Metti un pomeriggio di (quasi) fine estate.

Di quei pomeriggi sospesi tra la fine delle vacanze e la ripresa delle attività didattiche.

Di quei pomeriggi ancora caldi di sole estivo, ma venati a tratti di un’arietta più fresca, presagio di una nuova stagione.

Quindi, prendi del verde, tanto verde… Un parco, via.

Poi, aggiungici un tavolo libero all’ombra generosa di un platano e un ciliegio.

Aggiungici anche qualche pagina di libro.

No, non una lettura: esattamente qualche pagina di libro strappata a caso da un volume che ami per il colore della carta, della sua ruvidezza, delle sensazioni che racchiude tra le righe della sua storia.

E poi… respira.

Perché, probabilmente, se hai compiuto con calma ogni singolo passaggio qui sopra, ti viene più consapevole ogni gesto (ma non lo so, non ne sono sicura…parlo di me, e per me, ed è già una bella responsabilità).

Ad ogni modo, dicevo, respira.

Concediti di accorgerti delle chiome dei due alberi che si sfiorano sopra di te. 

Prenditi il tempo (c’è sempre, sai, nel suo essere dono quotidiano).

E comincia…

Lascia che le parole facciano il loro lavoro: creare connessioni, stringere fili, evocare sensazioni, custodire preziosi ricordi.

Alcune emergono più di altre e sembrano richiamare la tua attenzione, in qualsiasi meandro della memoria essa sia rimasta imbrigliata.

Questo fa spesso l’incedere poetico delle parole: vibra.

E fa vibrare. Sensazioni dimenticate, ricordi sonnolenti, pensieri lontani.

Vissuti o letti.

E parole, solo apparentemente scelte a caso (non è un ossimoro questo?), iniziano a parlarsi, a ri-conoscersi tra loro, a tessere legami …che a sciogliere nodi ci tentan tutti, forse la sfida è non sentirsi stretti dentro gli intrecci.

Ci sono parole che risuonano, frasi che nascono da altre spezzate, come fa il germoglio che buca la terra se vuol vedere la luce.

E capita.

Spesso.

Che in quelle parole scelte a caso tu ti ri-conosca e veda un messaggio, disegno astratto a cui tu sola sai dare un significato.

L’immersione è finita, forse.

Prendi matita e pastelli. Rimangono le sensazioni di quelle parole, che hai fermato sulla carta. E rimane a guardarti un singolare spettatore, curioso di cibo.

 

Ciao amica lettrice e ben ritrovata.

Comincia in modo un po’ diverso dal solito il post di questa settimana, dedicato ad una mia personale esperienza di Metodo Caviardage®.

Quando sono stata a Matera (bella, bellissima città come puoi vedere anche dal mio profilo instagram) tre anni fa, mi sono formata proprio con la fondatrice del Metodo, Tina Festa.

È a lei che si deve, infatti, la nascita di questo «metodo di scrittura poetica che aiuta a scrivere poesie e pensieri». Si parte da un testo scritto (che può essere la pagina di un libro, un volantino, un articolo di giornale, ma anche brochure pubblicitarie, pagine di diario e.. biglietti del treno, perché no?), un testo scritto qualsiasi direi (la differenza la fa solo la curiosità di chi lo sceglie), e illuminando le parole che ti chiamano arriverai a produrre un tuo personalissimo testo poetico, che potrai poi decorare/impreziosire/evidenziare ulteriormente con le tecniche artistiche ed espressive che ami.

Qui di seguito puoi vedere alcuni dei passaggi che ho fatto io di ciò che ho raccontato sopra.

 

Nello specifico, ho scelto una pagina dal bellissimo libro “Vacanze all’isola dei gabbiani” di Astrid Lindgren (ambientato in un’isoletta del grande arcipelago svedese. Atmosfera coinvolgente, da leggere se non lo conosci!) in un’edizione del 1972. 

(Sì, sì, esatto, io amo certe grammature di carta e strappo – arrgghhh! – le pagine dei libri …e ne faccio biglietti, sacchettini, fiori,… Sì, capisco, ok… questa confessione … Ciao, cara amica lettrice, è stato bello che tu sia stata qui!)

Ho quindi considerato quali parole si sono distinte dalle altre per me, in quel momento, e le ho cerchiate.

Rileggendole, unendole e ri-connettendole, è uscito un breve componimento poetico, che ho poi decorato a tema nature.

Le mani pensano?

Sei in casa?

Resta qui!

Con le mani sembrava

pensare

anche nel bosco.

Mai sentito?

 

Perché usare il Metodo Caviardage®?

Il Metodo Caviardage® è molto versatile e si presta ad essere applicato in diverse situazioni e contesti differenti. Si può, infatti, anche attuare all’interno di altre attività, ad esempio:

  • a scuola (es. attività didattiche, percorsi specifici,…)
  • in ambito artistico (laboratori, open-day, mostre,…)
  • in un contesto espressivo-ludico (laboratori, animazioni,…)
  • nella relazione di aiuto, com’è stata anche la mia formazione (in questo caso la stessa è specifica per il settore professionale di appartenenza)

 

Nel mio ritaglio di pomeriggio poetico, io ho voluto usare il caviardage per me stessa, per creare un’esperienza di espressione libera (subisco il fascino della parola e spesso la unisco poi all’espressione artistica), come pratica di benessere all’aperto, che mi ha permesso di rallentare, guardarmi intorno, essere abbracciata dalla natura, respirare, ascoltare i rumori vivi del parco (Hai mai prestato attenzione a quanti possono essere? Io ho ascoltato starnazzare di anatre, frugare di merli tra le foglie, rincorrersi di scoiattoli, scampoli di conversazioni tra due giovani amiche, urla di bambino che sorveglia la sorellina, passi ritmati di gente che corre, voce di un uomo che richiama il cane perché non si tuffi nel laghetto).

Un’esperienza di scrittura, di ascolto e di consapevolezza che penso non potesse essere più ricca di così in quel preciso momento.

Con un pubblico davvero speciale arrivato a osservare ciò che stavo facendo!

 

Se desideri saperne di più o fossi interessata a un laboratorio esperienziale online di Metodo ti invito a scrivermi senza impegno usando il modulo di contatto. 

Sarò lieta di risponderti.

Grazie.

 

Michela

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