Michela Albertini

Ciao e benvenuta nel mio sito!

Mi chiamo Michela e sono un’autrice di libri per ragazzi. Sono anche mamma di tre bambini (no, ehm… volevo dire… un bambino e due ragazze!) e insegnante di scuola primaria.

Da quando ne ho memoria, sono una lettrice appassionata e sono sicura di aver imparato a scrivere perché amo i libri e adoro leggere, anche a voce alta appena se ne presenta l’occasione (spessissimo a scuola, per mia fortuna!).

Il primo libro che ho scritto è stato Nina e la capanna del cuore. A questo sono molto grata perché mi ha fatto il dono di scoprirmi capace di scrivere storie ed è stata una bella soddisfazione! A me piacciono molto le storie e penso che ognuno di noi ne abbia tante dentro di sé che aspettano solo di uscire, per essere lette, raccontate o guardate.

Sono convinta che le storie abbiano un fascino tutto loro e che ci aiutino a vivere meglio perché ci permettono di capire molto di noi e di quello che ci circonda: gli altri, la realtà, i fatti che accadono. Le storie ci consentono anche di parlare con i bambini di argomenti “difficili” che, a volte, non sapremmo altrimenti come avvicinare. In certe situazioni, trovare le parole giuste è proprio complicato! Noi che viviamo con i bambini tutti i giorni lo sappiamo bene.

Sono anche una persona creativa e, appena posso, cerco sempre di rendere originale quello che faccio ascoltando la mia voce interiore che mi permette di tessere trame (…nel vero senso della parola!) usando i materiali che più mi ispirano o mi piacciono: carta, stoffa e filati.

Se anche tu, come me, sei appassionata di storie, libri e creatività (e siamo in tanti a esserlo!), sei capitata nel posto giusto.

Come posso aiutarti?

Se leggi quali sono le mie attività, te lo spiego volentieri. Ti aspetto!

 

 

 

(Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2019)

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Storie per i più grandi

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20 Aprile 2019

Perché parlare di pedagogia digitale?

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Ciao, cara amica lettrice e ben ritrovata.
Torno a scrivere nel blog dopo sei mesi di silenzio.

Se sei iscritta alla newsletter, sai già i motivi di questa assenza apparente, che non è vuoto o mancanza, ma tempo ricco – e necessario – di altro (se, invece, non sei iscritta a “Tempo di…” ti consiglio di rimediare subito: il box per l’iscrizione è in fondo a questa pagina. 😉 Ah, a proposito, non ho più intenzione di mancare l’appuntamento così a lungo come è appena accaduto, ma il futuro non si può prevedere per cui per anticipazioni e novità la newsletter è la comunicazione più adatta. Sapevatelo si dice, no?).

Convenevoli e amenità varie a parte, torniamo a noi e al primo articolo di questo 2019!
Come introduce il titolo, oggi parliamo di pedagogia digitale con alcuni brevi spunti di riflessione.

L’occasione mi è data dalla pubblicazione del mio romanzo più recente: Nella rete. Come sai se è da un po’ che leggi il mio blog, penso che le storie possano aiutarci ad avvicinare i bambini e i ragazzi agli argomenti che vogliamo trattare.

Dal report 2018 di We are social emerge che:

L’utilizzo dei social media cresce insieme ai “connessi”, con un numero di utenti superiore del 13% rispetto alla nostra ultima rilevazione di un anno fa (vedi 2017 Global Digital report). Gli utenti attivi sono ad oggi più di 3 miliardi nel mondo (di questi 9 su 10 accedono via device mobile) (…)

In Italia il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media.

Durante il 2017 si è registrata una crescita di 4 milioni di persone connesse ad Internet (+ 10% rispetto all’anno precedente) e una crescita di 3 milioni di utenti social media (+ 10% rispetto all’anno precedente).

Trascorriamo circa 6 ore al giorno online (quasi il doppio del tempo che passiamo davanti alla TV). Di queste ore, quasi 2 sono passate utilizzando una piattaforma social media.

(Fonte: Global Digital Report 2018 – We are social)

Siamo sempre connessi? Siamo tutti connessi?
La comunicazione digitale e, con essa, l’uso dei suoi strumenti (dal cellulare, allo smartphone al pc a qualsiasi altro dispositivo si voglia ricordare) sembra aver invaso ogni ambito quotidiano [e togliamo il sembra].
Come educatori non possiamo non interrogarci sull’impatto educativo che l’utilizzo di questi strumenti genera.

Perché è necessario parlare di pedagogia digitale?
I motivi possono essere molti e di varia natura.

In questo articolo poniamo l’attenzione su questi tre aspetti:

1) occorre promuovere nei bambini e nei ragazzi lo sviluppo di un comportamento corretto dell’uso del digitale.
Mi viene in mente il parallelo con l’educazione alimentare e con la comprensibile preoccupazione che noi genitori abbiamo quando si tratta di avvicinare un bambino allo svezzamento.

Spesso il nostro bagaglio è ricco di letture specifiche, incontri formativi a tema, confronto con specialisti (es. pediatra, nutrizionista,…), ascolto di posizioni o convinzioni simili/opposte alle nostre (leggi: nonne, altre mamme, amiche,…),…

Prestiamo cura affinché il primo approccio del nostro bambino (e anche nostro di genitori) alla nuova realtà del cibo solido sia il più sereno possibile. Facciamo attenzione alla quantità e soprattutto alla qualità degli alimenti che gli proponiamo. Questa spesso è ricca e varia perché il piccolo possa sperimentare sempre in totale sicurezza una cosa nuova per lui, cosa con cui crescerà.

Quando si tratta di strumenti digitali, abbiamo lo stesso approccio?

2) È necessario che bambini e ragazzi acquisiscano consapevolezza e non diventino dipendenti dagli strumenti digitali. La tecnologia è utile quando offre opportunità di apprendimento di qualità, ma altrettanto può diventare ostacolo se preclude esperienze significative necessarie alla crescita e allo sviluppo armonico.

Nelle Indicazioni Nazionali, a proposito della scuola dell’infanzia, si legge che «l’apprendimento avviene attraverso l’azione,  l’esplorazione, il contatto con gli oggetti, la natura, l’arte, il territorio, in una dimensione ludica, da intendersi come forma tipica di relazione e di conoscenza»

 (Per richiamare la metafora dell’alimentazione scritta sopra, da genitore so bene che nutrire mio figlio di un unico tipo di cibo – per quanto sano possa essere – sarebbe inopportuno perché lo priverebbe di altri importanti gruppi di nutrienti di cui necessita per crescere).

3) È indispensabile sviluppare un rapporto personale sano con la tecnologia.
La tecnologia è indubbiamente utile e semplifica la vita sotto tanti aspetti, ma rimane il fatto che è uno strumento e come tale neutro: tutto dipende anche dall’uso che se ne fa.

A fronte di un uso eccessivo si possono avere difficoltà e limitazioni di vario tipo, che vanno a scapito di una crescita sana, come ad esempio:
– difficoltà di concentrazione e di attenzione;
– rischio di sviluppare sovrappeso e predisposizione all’obesità (dovuto alla scarsità di movimento);
– isolamento e scarsa interazione con i coetanei e il gruppo dei pari, con conseguente difficoltà nello sviluppo delle abilità sociali e delle competenze relazionali;
– rischio di esposizione precoce – ancorché casuale – a contenuti non idonei per un bambino.

Concludendo, si tratta di acquisire sempre maggiore consapevolezza e di insegnare il valore della conoscenza anche ai nostri bambini. Solo così potranno apprezzare l’utilità della tecnologia ed evitarne i rischi di un uso sbagliato ed eccessivo.

In rete ci sono davvero tante risorse per approfondire l’argomento; a titolo di esempio ti segnalo il sito dell’associazione culturale Mamamò oppure il Cremit, Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Informazione e alla Tecnologia.

Spero di averti offerto degli spunti efficaci di riflessione. Se vuoi dirmi cosa ne pensi o vuoi condividere notizie o conoscenze su questo argomento, ti invito a scriverlo qui sotto nei commenti. Mi farebbe piacere leggerli. Grazie.

A presto.

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